Frammenti
BENEFICA

Benefica era in ebraico il suo nome, Benefica le portava sensazioni azzurre e provava un malizioso piacere nel sentirsi Benefica, quasi irrorata da una saggezza divina e inesistente, una saggezza che tutti fingevano di ascoltare e che nessuno pareva comprendere. Gli ultimi giorni nella casa del centro trascorsero tre o quattro volte su di lei che dilatava il tempo e le emozioni e ritornava ogni volta vergine e distrutta all'inizio del suo viaggio.
Partì l'ultima volta quando non esistevano più punti d'attracco, Benefica Signora dei Salotti, e si fermò ad un passo dal buio. Anche se avesse saltato, non ci sarebbe stato nessuno a trascinarla indietro.
Si risvegliò sola, impaurita e dolorante, senza sapere che fare, e cercò scampo negli amori senza futuro, toccata e fuga, eterno ladrocinio della sua persona.
Cercò scampo nelle liriche greche terse e stellari e così vicine al suo essere di quei giorni, e nelle storie che freneticamente scriveva ricominciando ogni volta senza che avessero capo né coda. Faticava davvero a ritrovare se stessa, le energie luminose che un tempo erano state sue, la consapevolezza d'aver sprecato una parte di vita e la convinzione di non volerlo più fare.
Cerca altri territori di caccia, consigliava l'oracolo cinese. Non si mise mai in cammino. Fu preda eletta di un tenero cacciatore notturno.
Tacquero allora i salotti e la sua centripetività svanì pian piano, si lasciò prendere passiva dal nuovo sebbene credesse di controllare ogni mossa del suo interno e d'essere in grado di gridare BASTA in ogni momento.
E disegnava se stessa immaginandosi durante diverse fasi di vita, passato presente e futuro, ridendone con gli altri che erano amici e piangendo tra sé quand'era sola.
Neppure da bambina Benefica aveva mai versato tante lacrime inutili.