Non era come
le altre.
Era nata in un luogo e in un tempo che ancora non sanno, tra le nebbie.
Ma gli dei erano confusi. Forse volevano un maschio, forse un animale,
ma morbido. Così fecero lei. Non era maschio, né femmina, né animale,
ma era morbida.
Non esisteva realmente sulla Terra, almeno così lei credeva, quando
sentiva sulla pelle i colori e non sapeva spiegarlo.
Il bianco e l'azzurro.
A volte un leggerissimo verde come di piante nate al buio, a volte rosso,
sui muri, tra le gambe, nell'acqua. Non era vera, e nessuno sapeva comprenderlo.
Ciò che provò nella sua vita non fu di nessuno, mai.
Quando scese dal cielo credette d'avere volato e d'essere stata, nella
sua vita precedente, un angelo. Gli angeli non hanno sesso, pensava,
eppure sono maschi. Decise quel giorno che non avrebbe mai avuto bambini.
E fu nel mondo, come una bimba cieca, ricoperta di polvere antica.
Sostò nel vento un mattino, i piedi nudi tra l'erba: avrebbe amato uomini
strani. Aveva occhi grandi, scuri, cerchiati d'ombra; guardavano spesso
lontano, quando non erano colmi di lacrime. Più spesso rideva, e cancellava
così dal suo volto il suo cuore.
Scriveva storie che quasi mai avevano fine, cercandosi dietro le parole
senza trovarsi e sempre di più nel tempo sapeva che non sarebbe venuto
nessuno solo per lei.
Gli dei erano lontani, da quando l'avevano lasciata sola tra i colori.
Tra gli uomini che dicevano d'amarla nessuno l'amò mai veramente, non
avrebbero potuto, erano uomini strani. Ma ogni volta fu presa, si lasciò
prendere tenera, s'innamorò perdutamente di ognuno di loro e per ognuno
di loro che la lasciava pianse.
Toccò con lo sguardo il mare dei sogni, al crepuscolo: non era per lei
il mondo. Eppure rideva, e nessuno vedeva ciò che restava nascosto dentro
di lei, dietro il suo riso.
Quando gli spiriti dell'ombra vennero a cercarla, la trovarono addormentata
dentro spire di fumo. Sognava, e neppure nei sogni era lei. Quasi sempre
era un ragazzo, oppure acqua o cielo, o un gatto.
Anche al ritorno era quasi sempre sola. L'ultima volta desiderò morire
e scrisse una lettera notturna che rilesse tra sé mille volte, scivolandovi
sopra, e che non spedì mai. Dormì nei cimiteri, né sbocciò mai come
fanno i fiori, ma restò tutta dentro donando calore da lontano, non
vista, consumandosi adagio.
Nel luogo dov'era nata c'erano boschi d'alghe e profumi preziosi e nebbie…
Non vi faceva caldo, né freddo, non vi sorgeva l'alba, né vi calava
il tramonto, e non vi abitavano uomini, ma ombre.
Le ombre non si toccano, pensava. Se fosse rimasta, non avrebbe mai
saputo toccare, né essere toccata.
Era troppo tardi.
Anche gli dei smisero di parlarle, svanì l'amore, a poco a poco si sciolsero
i colori.
Così morì.
Morì una notte senza far rumore, quando nessuno sentiva.
Morì mentre dormiva.
E gli dei, dai cieli, non spensero per lei nessuna stella.