Frammenti
CIMITERI


Ci sono pochi luoghi al mondo che mi rasserenano come i cimiteri.
Non so esattamente perché. Oltrepasso il cancello, e sto meglio.
Accade da sempre.
Da quando ero bambina, e insistevo e insistevo e insistevo finché mio padre non mi accompagnava (e succedeva almeno una volta a settimana) a San Cataldo, il cimitero monumentale di Modena. Entravo, e stavo bene. Passeggiavo tra le tombe e osservavo e sorridevo, il tempo si fermava e le ansie svanivano. Portavo sempre con me un mazzetto di fiori raccolti in qualche campetto, erano per i soldatini sepolti nell'enorme prato della zona militare. Un fiore per ogni tomba che potevo, ma non ne avevo mai abbastanza, così leggevo sulle lapidi tutte uguali i nomi e le date, e sceglievo i più giovani, quelli che nel mio viaggio mi apparivano più soli e indifesi... Tante volte da bambina ho immaginato di girare un film nell'ala ebraica di quel cimitero, ancora oggi credo sia uno dei luoghi più belli e affascinanti che io abbia mai visto... Doveva esserci nebbia, molta nebbia, nel mio film, e un ufficiale tedesco completamente solo, biondo e bellissimo, assorto e avvolto in una tristezza mortale mentre contemplava quelle tombe smosse e accarezzate dai secoli...
Anche adesso, in ogni città in cui mi capita d'andare, se posso visito il cimitero.
Anche adesso, oltrepasso il cancello e sto meglio. Che sia il Pére Lachaise di Parigi o il minuscolo cimitero di Poggio alla Lastra, o quello sterminato di Lisbona, o una necropoli etrusca, o la Certosa di Bologna, o il cimitero dei soldati polacchi di San Lazzaro, o quello piccino qui a San Faustino.
Anche adesso, se entro in un cimitero, sorrido.
Forse solo perché, banalmente, è come entrare in un universo parallelo completamente staccato dal mio. Forse perché, banalmente, il silenzio dei cimiteri è tale che assopisce ogni emozione troppo violenta.
Forse, invece, perché oltrepasso il cancello e sento che chi abita al di là di esso, dal bimbo morto a pochi mesi di vita alla nonnina di più di cento anni, ha visto ogni cosa.