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Più tardi, mentre rubavano alla notte eterna dello spazio un frammento
d'amore che non era amore chiusi dentro una delle cabine panoramiche,
Tim votò il proprio cuore alle stelle e dedicò l'amplesso agli dei creatori
dei sogni.
Un altro quadro era stato dipinto, appeso, osservato e dimenticato.
Come ogni altra volta... E tutt'intorno era rimasto il vuoto. Nessuno
che fosse vivo era stato capace di fermarsi nella sua anima, mai. Così
trasse Catullo dalla borsa, una rara e bellissima edizione cartacea
del ventesimo secolo, e si lasciò portare nell'unica dimensione che
poteva avvolgere tutto il suo spirito.
Il piccolo Tim, morbidamente affondato in pensieri che simulavano realtà
diverse dove poteva vivere senza sentirne il peso, aveva già provato
quasi tutto ciò che si può provare nel mondo, e aveva scelto: le parole
perdute dei poeti preistorici e le musiche senza tempo che nessuno ascoltava
più e gli occhi e le mani incredibilmente soffici dei ragazzi e la magia
senza voce dei gatti e le favole e i luoghi immensi... Tra tutte le
esperienze, soltanto la morte era ancora lontana, e l'amore...
Soles occidere et redire possunt;
Nobis cum semel occidit brevis lux
Nox est perpetua una dormienda.
I cimiteri astrali erano luoghi tristi...
Le navicelle li sfioravano traghettando i passeggeri, e ogni volta Tim
esitava... Non c'era più posto per i morti sui pianeti, così menti diaboliche
avevano ideato i cimiteri astrali... La gente viva, pensava Tim, sparisce
morendo... Ma la gente morta, dall'inizio del tempo alla fine del mondo?...
Restano tutti... Prima in grandi tombe di pietra, in fosse scavate nel
terreno, poi in minuscoli loculi di cemento, poi sotto la superficie
delle acque... Ora in piccole capsule a tenuta stagna scaricate dalle
navi mercantili nei cimiteri astrali, bolle d'oltrespazio protette da
solidi campi di forza idealmente sferici, poco oltre la cinta orbitale
dei pianeti... Nel cielo... Quanti morti può contenere il cielo? Infiniti,
pensava. Ma si riempirà, e un bel giorno alzando gli occhi potremo vederli
galleggiare a mezz'aria, sopra la nostra testa...
Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone... Il Decimo Pianeta,
cui nessuno aveva mai dato un nome... Lieve, oltre i confini della galassia,
la nave che lo portava a Maleen era sprofondata nel ventre plumbeo dell'universo...
Altri mondi, miliardi di mondi, azzurri e bianchi, e verdi e rosa e
neri, umidi di vita e di profumi, grida di novae appena nate... Nessuno
di quei mondi lo degnò di uno sguardo mentre li oltrepassava... Essi,
che senza volerlo erano nati grazie alla morte di un'infinità di stelle...
Qual è la mia storia?, si chiese.
I giorni possono tramontare e ritornare...
A noi, quando è tramontata una breve luce,
Resta solo una notte eterna da dormire...
A volte sentiva d'essere in bilico sul bordo dello strapiombo del suo
tempo, oltre il quale, nel vuoto della caduta, poteva aprirsi un passato
che non sarebbe mai stato suo... Eppure, era una sensazione reale, un
nastro invisibile legava il suo cuore al mondo antico, all'epoca in
cui la Terra era una sola e gli uomini avevano paura delle stelle...
Per questo, sì, per questo quando leggeva doveva tenere in mano un libro,
come nessuno ormai faceva più, e non affidarsi a una simulazione virtuale,
doveva poter sentire la consistenza delle pagine e vedere le parole
scritte, stampate e rese eterne su una materia originaria e inalterabile,
la stessa che centinaia di anni prima le dita e le penne dei poeti avevano
toccato, assorbendone la verginità... Nel suo tempo era cosa estremamente
difficile imbattersi nella carta... Suoi surrogati sintetici
venivano ancora utilizzati nella fabbricazione di contenitori e sigarette,
ma la reale essenza degli alberi era estinta e ciò che ne rimaneva dai
secoli trascorsi veniva gelosamente custodito nei pochi Musei del Libro
sparsi tra i pianeti del Sistema Solare. Nell'era della virtualità totale
nessuno ne aveva più bisogno e l'uomo, fagocitato nelle viscere profonde
della rete in cui bastava la semplice parola, aveva pian piano smesso
di scrivere. La scrittura...questa facoltà straordinaria e
magica, dimenticata da un'umanità che aveva disimparato a maneggiare
penne, matite e carta facendosi serva di una tecnologia sempre più asettica
e impersonale, lo affascinava come poche altre cose nell'universo. Nei
primi anni di scuola si imparava a leggere, a usare correttamente il
linguaggio, a muoversi in rete, a risolvere in pochi istanti le equazioni
trascendentali che permettevano di compiere i balzi interstellari, ma
secondo le norme della didattica elementare era perfettamente inutile
perdere tempo e fatica in un esercizio obsoleto come la scrittura. Certo,
inoltrarsi in questo mondo preistorico era possibile - a totale discrezione
di ogni singolo individuo -, sebbene soltanto presso le rare facoltà
di Storia delle Letterature costituisse materia d'esame. Tim non comprendeva
il senso di un simile sacrificio, ma sentiva che la scrittura era destinata
ad essere immolata sull'altare della funzionalità...e fin da bambino
si era impegnato a fondo per non dimenticare, ogni volta che ne aveva
l'occasione riempiva fogli e fogli di parole vergate a mano,
perché era sicuro che le generazioni a venire avrebbero finito col perdere
per sempre quella capacità...
La rete... Quanto era andato perduto, quanto si sarebbe perduto ancora
in funzione di questo sistema di immobile interazione cosmica? Dopo
l'indolore ma inesorabile assorbimento in rete della televisione, tra
le manifestazioni più radicate della cultura umana il cinema per primo
aveva ceduto il campo, sconfitto dall'espansione dei sistemi di simulazione
virtuale attraverso i quali chiunque, in qualunque luogo e in qualunque
momento, poteva decidere - a costi irrisori - di tramutarsi per gioco
in qualunque personaggio, reale o immaginario, esistente, esistito o
totalmente inventato, del passato, del presente o del futuro, per vivere
qualunque situazione, qualunque avventura, qualunque emozione, alterando
a proprio piacimento antiche e recenti sceneggiature o creandone proprie.
Subito dopo il cinema, il teatro... Ci fu un'epoca, Tim ricordava di
averlo studiato, in cui lo sviluppo dell'intercomunicazione in rete
aveva raggiunto un livello tale da consentire a ogni individuo di compiere
ogni azione - dallo shopping quotidiano alla partecipazione a convegni
interplanetari, alle relazioni sessuali, alle più delicate operazioni
chirurgiche - restandosene comodamente seduto di fronte al proprio terminale,
chiuso nella propria abitazione, immobile nell'isolamento fisico assoluto.
Fortunatamente, il progresso nella ricerca spaziale e l'allargamento
continuo dei confini esplorabili del cosmo avevano interrotto quell'irreversibile
processo di autoalienazione e dirottato i maggiori investimenti governativi
verso altri progetti, promuovendo l'espansione dell'umanità nell'universo
e insieme conservando e sfruttando solo le più produttive tra le opportunità
fornite dall'immenso mondo fluttuante del cyberspazio. E - per fortuna,
pensò Tim - la prima cosa cui l'uomo si era accorto di non poter rinunciare
era il sesso, il sesso concreto e reale, vivificante e vero soltanto
attraverso il contatto fisico e presente di se stessi con un altro corpo
di carne...