[...]
Forse le due di notte, forse più.
L’aria di Aktra all’esterno dell’Oxyr Dream Bar era
calda e ventilata, piacevole sulla pelle. Molta gente per strada. Da sempre
Aktra esercitava un fascino sottile sulle persone, mondo per eccellenza
votato ad ogni sorta di svago, carico di luoghi adatti ad ogni desiderio,
ricco di droghe raffinate e di capricci virtuali per ogni genere di tentazione.
Erano usciti dall’Oxyr tenendosi abbracciati e passeggiavano senza
impegno lungo il marciapiede, Ax al loro fianco, gli sguardi oltre l’inverosimile
uragano di luci, ologrammi, voci, musiche, rumori che sconvolgeva senza
interruzioni di spazio o di tempo l’intera superficie del pianeta.
- Incredibile quel nuovo simulatore emozionale, - disse Lathe. - Ne avevo
sentito parlare, ma non credevo fosse così...così realistico...
Tim rise, scuotendo la testa.
- Tu sei scemo... Qualcuno c’è già rimasto dentro,
non l'hai sentito?
- Lo sai che non esiste nell’universo un trucco cibernetico capace
di farmi fesso! Comunque...ora ho sicuramente le idee più chiare
su quello che ci aspetta quando faremo il grande passo...
Si fermarono all’angolo, di fronte a un ingresso affollatissimo.
Un paio di evanescenti creature dalle forme vagamente femminee, sospese
a mezz’aria ad adescare clienti, si mossero come un soffio verso
di loro per sfiorarli con mani inconsistenti. Sui loro volti sorrisi fatati
e nei loro occhi il luccichio trasparente dell’assenza di pensiero.
- Entrate, - bisbigliò la prima, con sensualità morbida
e vitrea. - Ci sono molti mondi che dovete scoprire...
- Entrate, - ripeté la seconda, fluttuando in nebbia attorno a
loro. - Ogni notte si rinnovano i sogni...
Lathe le scostò con un gesto gentile che le dissolse un istante
e le indusse a ricomporsi soavi un po’ più lontano.
- Grazie, - rispose. – Per questa notte abbiamo sognato abbastanza...
Si allontanarono e Tim per un tratto camminò rivolto indietro.
- Che posto è? Non ricordo di averlo visto l’ultima volta...
- Qui i posti cambiano ogni giorno, - disse Lathe stringendo la sua mano.
- Aktra è un mondo dove i sogni sono in continua evoluzione...
Credo si chiami Opalex...
- E tutta quella gente? Come mai tutti là?
Lathe sorrise.
- Ne parlavano tutti anche all’Oxyr, non hai sentito? Stanotte arrivano
le bamboline di Zora...
Tim scrollò le spalle e lo guardò in volto.
- Bello...
- Che cosa, pesciolino?
- Le luci di Aktra sulla tua pelle...
Immobili tra la folla come in un deserto si sfiorarono le labbra dolcemente,
sorridendosi, accarezzandosi, e si baciarono piano, senza che nessuno
facesse loro caso.
- Andiamo? - sussurrò Tim quando ebbe ritrovato voce.
- Hm hm. - Lathe attivò il suo com-tel. - Un craft
alle coordinate di chiamata, per favore,...
Appena sbarcati all’astroporto si accorsero di loro.
Erano in due. Stavano appoggiati accanto alla soglia del loro hangar di
lancio, come se li aspettassero.
Giovani, anonimi, in tute spaziali nere e occhiali scuri. Osservavano,
aspettando.
Tim strinse il suo braccio.
- Guardano noi...- balbettò. - Li conosci?
Afferrato da un’inspiegabile inquietudine, Lathe affrettò
il passo.
- No. Fai finta di niente.
Li raggiunsero, li oltrepassarono, proseguirono oltre la soglia. Quando
furono sotto l’arcata di controllo una voce artificiale li pregò
di fermarsi.
- Un momento, prego. Bioscansione in atto.
Lathe e Tim attesero immobili qualche secondo.
- Bioscansione terminata. Buon viaggio, signori.
Lathe si volse un istante. I due si erano mossi, e ora camminavano dietro
di loro.
Sull’enorme piattaforma di attracco si era alzato un vento freddo.
- Ci stanno seguendo...- sussurrò Tim, agitato. - Chi sono?
- Non ti voltare. Ax...- Il lupo mugolò d’intesa. - Sta’
attento...potrebbe essere la tua occasione...
A pochi metri dal suo 696 una mano si posò sulla sua spalla. Girarono
le teste contemporaneamente, trattenendo il respiro.
Il giovane più alto sorrideva indecifrabile, la reale espressione
del volto nascosta dietro gli occhiali.
- Scusate...- esordì, con voce spudoratamente affabile.
- Sì? - Tutto tranquillo, disse Lathe a se stesso traendo quasi
un sospiro. Vogliono un’informazione...
- Abbiamo avuto un problema con il nostro starskiff...- continuò
il misterioso individuo, con una calma innaturale. - Sembra sia impossibile
rintracciare assistenza, questa sera... Posso chiedervi dove siete diretti?
Lathe socchiuse le labbra e fu un istante. Lo sconosciuto lo afferrò
per le braccia torcendogliele indietro e gli puntò qualcosa contro
la schiena, immobilizzandolo.
- Non ti muovere... Ashkid, il ragazzo!
Tim fu abbrancato dall’altro, si dimenò disperatamente, sentì
tra le scapole l’improvvisa pressione del getto di una siringa ipodermica,
un boato nella testa, un subitaneo tremore in tutto il corpo e poi il
buio. Lathe lo vide afflosciarsi, cercò di svincolarsi, gemette
rabbiosamente, Cristo, che succede?, gridò frastornato, che gli
state facendo? Il suo guardiano premette più forte l’arma
sulla sua spina dorsale, facendogli male.
- Questo è uno scan-las da combattimento. L’ho regolato
soltanto su stordimento, ma non ti consiglio di provarlo.
Lathe s’irrigidì nella stretta, impotente, disorientato,
e Ax, accanto a lui, prese a ringhiare. L’uomo che teneva Tim puntò
la sua arma dritta al suo muso. Ax abbaiò, digrignando i denti
fin sopra le gengive, fremendo, in attesa dell’ordine. L’uomo
fece una smorfia di stizza.
- Metti a cuccia questa bestiaccia schifosa. O te lo faccio arrosto.
Tremando, Lathe richiamò Ax che si accucciò ai suoi piedi
con un mesto mugolio. Poi un segnale da uno dei loro com-tel.
Voce di donna. Furibonda.
- Chatfoot a Ashkid, che cazzo state facendo? Siete in ritardo di un quarto
d’ora!
- Qui Ashkid. Stiamo arrivando. Sei sempre così chic, tesoro!
- Fanculo. Muovetevi! Non posso tenere la schermatura ancora per molto!
Spinsero Lathe a terra, uno dei due gli assestò un calcio allo
stomaco e in pochi secondi scomparvero trascinando via Tim a bordo di
uno starskiff, mentre già alcuni curiosi si accrocchiavano
nelle vicinanze.
La prima impressione che ebbe fu quella di un balzo nel vuoto.
La testa era di pietra, il corpo in fiamme, grondava di sudore. Seppe
di essersi svegliato ma restò immobile, nel buio, scosso da brividi
innaturali. Perché non vedo niente?, pensò. Cercò
le proprie braccia e se le ritrovò dietro la schiena, immobilizzate.
La stretta era fortissima. Sentì intorno un mormorio indistinto,
in cui non colse nulla di decifrabile per alcuni lunghi minuti. Buio...
Si accorse d’essere bendato, forse incappucciato. Disteso. Un
sordo ronzio gli vibrava nelle orecchie, regolare, continuo. Il suono
ovattato e familiare dei propulsori di una nave stellare d’altospazio.
Un gelo immenso, fin dentro le ossa. Il panico.
Pian piano, ad una ad una, le voci riemersero dal limbo e divennero
distinguibili. Per prima sentì la voce di lei. E seppe subito,
da quell’istante, che lei non avrebbe perdonato niente a nessuno,
mai.
- Idioti.
Anche nel buio, quella voce era spietata.
Qualcuno cercò di intromettersi.
- Chatfoot, non cominciare, per favore...
- Piantala! - gridò lei. - Siete due teste di cazzo! Abbiamo
rischiato di perdere la schermatura per la vostra commedia! E avevate
il preciso ordine di non parlare! Quel Lathe Rutheford è maledettamente
in gamba con le manipolazioni cibernetiche, se in qualche modo è
riuscito a registrarvi, siamo fottuti!
- Non può averne avuto il tempo, Chat. Tranquilla.
Dal suo angolo di terrore, Tim - pur senza vedere - riusciva a immaginare
ogni sua mossa. Lei afferrò l'altro per il bavero, il volto a
un millimetro dal suo in un sogghigno rabbioso.
- Ascolta, Eyescrape, attiva le tue sinapsi e cerca di capirmi. Quel
dickpick è stato capace di aggirare i codici di sicurezza
della Stato Maggiore Federale per arrivare alle mappe stellari delle
Zone Trans-Margine. I codici SMG dello Stato Maggiore, mi senti? Cosa
credi che gli ci voglia per identificare la tua stupida voce anche da
un frammento di un microsecondo?
Quando lo lasciò andare, Eyescrape cercò di ricomporsi
e la guardò con aria colpevole.
- Hai ragione, abbiamo rischiato. Va bene? Adesso vediamo di muoverci.
Abbiamo quello che volevamo.
Chatfoot sembrò rendersene conto soltanto in quell’istante
e si voltò a guardare Tim che fingeva d’essere ancora svenuto.
- Ora vedremo cosa racconterai al Dipartimento Relazioni Intergalattiche,
Tim Leecketar.
Tim sentì un disprezzo inumano nella sua voce. Ancora riuscì
a restare immobile. Io ero con Lathe, pensò. Su Aktra, con Lathe.
Stavamo per tornare a casa... Chatfoot ritornò alla poltrona
di comando. Bruna, esile ma forte, bella forse, poteva avere al massimo
trent’anni. Ma si muoveva tra i suoi compagni come il più
incallito e implacabile dei pirati stellari.
- Avremo tempo per pensare a lui, - tagliò corto. - Ashkid, dammi
la situazione.
- Cinque minuti e dovremo uscire dal subspazio, Chat.
- OK. Nitpet...preparati ad inserire i codici di schermatura.
- Al tuo segnale, Chatfoot.
Una voce nuova. La voce di un ragazzo, Nitpet, era stato chiamato...più...umana
delle altre, Tim lo avvertì immediatamente, anche se fu poco
più di un’impressione nella nebbia che gli ammantava la
testa. Nitpet, Chatfoot, Ashkid...che razza di nomi sono?, pensò.
Dove stiamo andando, chi sono? Perché? Forse...è un sogno.
E si mosse impercettibilmente, le braccia indolenzite, le gambe informicolite...
- Attenzione...- Ashkid teneva gli occhi fissi sullo schermo. - Usciamo...
Un leggero sobbalzo, la velocità riprese regolare.
- Nitpet, attiva i codici.
- Codici attivati.
- Eyescrape, imposta e mantieni la rotta come prestabilito.
- Fatto. Ora puoi rilassarti, Chatfoot. Passerà almeno un’ora.
Ah, Chatfoot...
- Che vuoi?
- Vorrei che evitassi di usare quel termine, quando ti riferisci a un
uomo che si diverte di più se lo fa con gli uomini. Mi infastidisce.
Lei gli rivolse un sorriso sprezzante.
- È quello che sei anche tu, Eye, anima mia...un dickpick...tu,
Ashkid, Nitpet...e almeno metà della razza umana...
- Appunto. È finita da secoli la caccia alle streghe. - Sospirò.
- Comunque so che è inutile parlarne con te.
Quasi per caso Ashkid si voltò indietro e colse un movimento
di Tim.
- Ehi! - Si alzò per avvicinarsi alla cuccetta dove lo avevano
collocato, ricavata nell’interno di una parete. - Guardate! Il
bimbo si è svegliato!
Tim sentì qualcuno sedersi vicino a lui, prima un corpo, poi
un altro. Tentò più che poté di farsi indietro,
concentrandosi con tutte le forze che riuscģ a trovare nella speranza di divenire invisibile.
- Povero piccolo, - fece Eyescrape sogghignando. - Sta tremando di paura...
Una mano toccò la sua spalla, la strinse con rude sensualità,
Tim cercò di scostarsi, la mano sfiorò il suo collo, poi
il suo petto.
- Mmm, Ash, non mi ero accorto che fosse così carino...che ne
dici?
Tim rabbrividì, sentì il loro odore, gli occhi sotto il
cappuccio gli si colmarono di lacrime. Le mani ora erano due, e gli
toccavano le gambe. No, pensò subito. Ora mi sveglio.
- Di’, Tim, - sussurrò Ashkid con fredda ironia. - Ti ha
mai toccato nessuno come ti sto toccando io?
La mano lo strinse tra le gambe, ruvida, pesante. Tim sussultò.
Ashkid sorrise.
- C’è qualcosa di buono, qui. Ho quasi voglia di assaggiarlo
subito...
Eyescrape circondò con un braccio le spalle del compagno, lo
trasse a sé e lo baciò sulle labbra.
- Aspetta... Conserviamoci questo fiorellino per quando saremo arrivati...lo
sai perché...
- Piantatela, stronzi! - tuonò Chatfoot improvvisamente. - Possibile
che non siate capaci di pensare ad altro, mai? Non abbiamo rapito una
nuova puttanella per l’Honeymoon!
Ashkid la guardò, le fece una smorfia, allontanando da sé
la mano di Eyescrape.
- Chatfoot, tesoro, - la canzonò. - Possibile che tu non sia
capace di lasciarti infiammare le viscere, mai? Sei sempre così
agghiacciante... Guardalo...è una cosina da leccarsi i baffi...
A volte mi chiedo se nell’universo conosciuto c’è
mai stato qualcuno che ti ha scopato…
Chatfoot digrignò i denti e lo colpì al volto facendolo
barcollare. Gli occhi di ghiaccio. Ora Ashkid si teneva sul labbro spaccato
e sanguinante il dorso di una mano.
- Cristo, Chat...proprio non ti riesce di nascondere le tue origini
ishtariane, eh?
Lei gli sorrise, fiera, glaciale.
- Mai avuto alcuna intenzione di nasconderle, bambino di cenere.
- Gli si avvicinò minacciosa. - Anzi... Ti sei mai chiesto come
mai otto dei nostri Capicellula su dieci vengono da Ishtar?
Ashkid sostenne il suo sguardo, senza rispondere.
- Se ci tieni proprio, - continuò Chatfoot - ti mostro qualche
mossa di kick-smash ishtariano... Cominciamo a impararlo all’età
di otto anni...- Fece per colpirlo di nuovo e poi si trattenne, ridendo.
- Stupido.
Di nuovo fu seria, in piedi al centro tra loro, le mani sulla cintura
da cui pendeva lo scan-las.
- Ascoltatemi bene, tutti quanti, perché non ho intenzione di
ripeterlo. Ci sono molte cose che io non sopporto delle abitudini umane
di questo millennio, e una di queste sono i dickpick. Prima
o poi arriveremo a rieducare anche tutte le devianze, ma per ora non
importa. Siete liberi di scopare come e con chi vi pare. Finché
siete in mia presenza, però, vi consiglio di evitare qualunque
manifestazione di questo genere, perché mi innervosiscono voi
non immaginate fino a che punto. Vi piace questo stronzetto? Ok. Quando
io non ci sono vi autorizzo a giocarvelo come preferite, divertitevi
pure, fatene ciò che credete. Ma non azzardatevi a sfiorarlo
o a sfiorarvi con strane intenzioni se io mi trovo nel vostro raggio
visivo. È chiaro?
Eyescrape la fissò in volto, cupo.
- Non so quanti ti approverebbero, anche ai vertici dell’organizzazione,
sentendoti parlare così. Sei una reazionaria, Chatfoot.
La voce di Chatfoot non vacillò neppure un secondo.
- Può darsi. Ma non credere che io sia la sola. E comunque finché
avrò il comando farete come dico io.
Ci fu silenzio per alcuni istanti, poi lei afferrò Eyescrape
per il bavero e se lo tirò a un millimetro dalla bocca.
- E giusto a titolo informativo, solitamente non mi faccio scopare.
Sono io che scopo. – Lo lasciò andare e con un cenno sbrigativo
indicò Tim. - Mettigli una blindmask e levagli il cappuccio,
Ashkid. Voglio vedere la sua faccia.
Mentre Ashkid obbediva, Chatfoot tenne lo scan-las puntato
contro il petto di Tim.
- Tu non fare scherzi, chiaro? L’idea di averti qui mi rende nervosa.
Potrebbe bastare poco a farmi perdere il controllo.
Tim sentì sulle tempie lo scatto della benda elettronica e trattenne
il respiro. Ishtar, pensava chissà da dove... Aveva sentito parlare
di quel mondo... Un pianeta remoto, nel lontanissimo e deserto Settore
Sette, dove quasi nessuno si avventurava. Dal punto di vista culturale,
aveva sentito dire, i suoi abitanti costituivano una sorta di unicum
universale, tenacemente legati a un’ossessiva identità
di razza e di costumi, vivevano sotto una ferrea autodisciplina che
sconfinava spesso in tendenza guerrafondaia e, unici nell’intero
universo, erano da sempre riusciti a creare problemi alla Confederazione.
Mai di notevole portata, fino a quel momento...
Stringendo leggermente le palpebre, Chatfoot esaminò accuratamente
i suoi lineamenti, senza che l’espressione sul suo volto tradisse
alcuna emozione. Poi, lentamente, gli appoggiò la punta dell’arma
sotto il mento e gli fece alzare la testa.
- Quanti anni hai, Tim Leecketar?
Tim non si mosse. Non fiatò. Io vivo su Viridia, pensava. Con
Lathe. È tutto normale, quasi tutte le mattine mi alzo alle nove,
faccio colazione, studio, ho un gatto e uno starskiff... Lathe
e io stiamo insieme... Andiamo ai concerti, andiamo in vacanza, navighiamo,
scherziamo, facciamo l’amore... Pregò soltanto di svegliarsi
in fretta. Chatfoot avvicinò la bocca alla punta del suo naso,
tanto che Tim poté sentire il suo respiro. La sua voce era di
cenere.
- Ti ho chiesto quanti anni hai, Tim Leecketar.
Tim non rispose. Ora non c’era luogo nell’intero universo
che contenesse l’eco del suo nome. Rabbiosa, Chatfoot lo colpì
con un ceffone e premette con forza lo scan-las contro la sua
gola.
- Questo perché tu sappia subito che non potrai impietosirmi.
Ora rispondi.
Che sta succedendo?, pensò Tim. Sono rimasto dentro una simulazione
dell’Oxyr...Lathe...come si fa a uscire? Oh, sì...basta
dirlo...
-...interrompi...il programma...
Chatfoot e gli altri si guardarono sconcertati. Lei rinnovò la
pressione dell’arma contro il suo collo e Tim sentì una
fitta.
- Che hai detto?
Ashkid ridacchiò.
- Crede di essere in qualche universo virtuale! Forse è ancora
sotto l’effetto del bothal!
Eyescrape afferrò Tim per i capelli, accostando le labbra al
suo orecchio.
- Eyescrape a Tim, Eyescrape a Tim, mi ricevi, Tim? Controllo
sistemi neurali. Ok. Controllo sensori della realtà. OK. Controllo
interconnessione input cerebrali con output periferici. Ok. Tutto a
posto. Adesso puoi crederci. È vero.
Chatfoot non rise.
- Tim, - Nel buio Tim si voltò tremolando in direzione della
sua voce. - Lo so che hai vent’anni, Tim. Sono pochi, ed è
una vera fortuna. Avrai tutto il tempo per riflettere sui tuoi errori.
- Chatfoot! - Era la voce di Nitpet, distante. - Sto captando un segnale
in codice sulle nostre frequenze criptate...
Sembrava agitato, Tim si sentì scaraventare sul materasso e colse
il rumore dei loro passi che si allontanavano affrettati. Probabilmente
verso il quadro di comando.
- Dev’essere Hamcheek, è la sua sequenza d’identificazione,
- disse Chatfoot tra i denti dopo un rapido ascolto, visibilmente irritata.
- Che vuole ora, quell’imbecille? Lo sa che non possiamo uscire
dalla schermatura per comunicare!
Ashkid la osservò incerto.
- Che facciamo?
- Forse è importante, Chat...- aggiunse Eyescrape.
- Ash, quanto manca al rientro sulla rotta subspaziale?
- Circa cinquanta minuti.
La videro mordersi il labbro.
- Possiamo rientrare soltanto per pochi istanti? Il tempo per sentire
che ha da dire?
- Rischiamo di perdere l’allineamento spazio-temporale. Lo sai.
Poi sarebbe praticamente impossibile ritrovare le coordinate di uscita.
Il segnale di chiamata continuava a risuonare pallido sulla loro trepidazione.
- OK, maledizione! Nitpet!
- Sì, Chat?
- Una volta abbassata la schermatura ci restano circa quaranta secondi
prima che la nostra traccia si stabilizzi e sia perfettamente rilevabile.
Calcola i tempi esatti. Disattiva i codici, lascialo parlare per una
trentina di secondi e poi riattivali. Dovrà bastargli.
- Quando vuoi, Chat. - disse Nitpet.
- Ora.
Sentirono il segnale crepitare e trasformarsi in voce.
- Chatfoot? - disse la voce. Pochi istanti dopo apparve tremulo un com-avatar
di dimensioni ridotte che si piazzò diritto in piedi sul quadro
comandi proprio sotto gli occhi di lei.
- Hamcheek! Che cazzo...
- Lo so, lo so, Chat, buona! Non potevo farne a meno. Sarò rapidissimo.
Ascoltami bene: c’è un cambiamento di programma sull’RPA
stabilito per le 09.00 di domani. Abbiamo subito un AFC circa due ore
fa. Devi far rotta verso queste nuove coordinate... Appena avrete eseguito
il prossimo TSP ti darò maggiori particolari.
La figurina virtuale si richiuse su se stessa e svanì in un microscopico
punto di luce.
Chatfoot tacque un istante memorizzando le informazioni.
- OK, Nit! Alza la schermatura! - Ora tutti erano affaccendati in calcoli
e verifiche rapidissime. - Ashkid...quanto ci vorrà per riallinearci
sulla nuova rotta?
- Non meno di un paio d’ore, temo... Ma ho capito bene? Un AFC?
Sul volto contratto di Chatfoot una smorfia di tensione.
- Sì, merda... Probabilmente abbiamo perso l’avamposto...e
dovremo stare più attenti, può darsi che siano ancora
in zona... - Parve per un istante concentrata in profonde considerazioni.
- OK, dobbiamo muoverci. Ash, Eye, vi voglio fissi ai terminali di rotta.
Armate i disgregatori di prua, controllo continuo sugli scanner a lungo
raggio. Nit, tieni d’occhio il nostro pacchettino...abbiamo già
abbastanza problemi.
Reggendo trepidante il suo scan-las Nitpet si avvicinò a Tim
e si sedette sulla sponda della cuccetta, senza parlare. Tim ne percepì
la presenza più timida, si mosse leggermente per appoggiarsi
alla parete e trasse un lungo sospiro. Se avesse potuto vedere, avrebbe
colto subito negli occhi di Nitpet che scrutavano il suo volto un’ombra
di affascinata e ingenua curiosità. L’arma nella sua mano
sembrava pesare oltre il naturale.
- Non muoverti, - disse Nit finalmente, con voce tranquilla. - Nessuno
ti farà male. Se non ce ne darai motivo.
[...]
- Sono sempre io, Chat, - disse la voce di Hamcheek, ora più
tranquilla. Il suo volto, scuro e segnato da una profonda cicatrice
lungo la guancia sinistra (per qualche strano motivo aveva voluto conservarla),
era apparso sul loro schermo appena erano rientrati sulla rotta subspaziale.
- Quanto tempo all’RPA?
- Su queste nuove coordinate, almeno dieci ore, - rispose lei, la voce
dura. - Mi sbaglio, o siamo diretti verso Petra? Da dove proviene l’ordine?
- Dal Centro Operativo di Ròxane Uno. Controlla, se vuoi.
Chatfoot parve dubbiosa.
- Petra è il nostro avamposto più importante, - commentò.
- Non corriamo il rischio di scoprirci troppo presto?
- Questo devi chiederlo al Primo Capocellula di Ròxane. Comunque,
anche la tua è la missione più importante della nostra
breve storia. A proposito...tutto Ok?
- Ok, Ham, - fece lei a denti stretti. - Anzi, approfitterò del
tempo che ci rimane per cominciare con il nostro piccolo ospite... Hamcheek,
ho bisogno di un rapporto dei danni dopo l’AFC... Soracte è
ancora in piedi?
Dall’altro capo del cielo si sentì una mesta risata.
- Sì, una decina di mattoni, forse... Abbiamo perso una cinquantina
di uomini, almeno sessanta i feriti...tutti già in viaggio verso
varie destinazioni provvisorie. Io ho salvato il culo per miracolo,
e adesso sono in rotta per Petra a bordo della Shakalm. Fortunatamente
tu eri in missione, sarebbe stato un grave colpo per noi perdere il
nostro Capocellula...
Chatfoot scosse la testa, gli occhi le brillavano di rabbia.
- Ma come diavolo è potuto accadere? I nostri campi di occultamento
planetari sono invalicabili!
- È questa la cosa incredibile, Chat. Nessuno se lo sa spiegare.
Il campo di Soracte è semplicemente caduto, così,
da un momento all’altro... Nessuna avaria, nessuna interferenza,
niente a portata di scanner che facesse sospettare la presenza di navi
confederali... Assolutamente niente... È stato come se Dio, con
uno schiocco di dita, avesse detto “Ok, questo giochino del cazzo
mi ha stancato”...e puf!...chiuso.
- Sembra che tu abbia voglia di prendermi per il culo, Hamcheek. - Strinse
gli occhi. - Fai attenzione. Non è il momento migliore per sparare
cazzate.
La voce di Hamcheek fu quanto mai seria.
- Non sto scherzando, Chatfoot. C’è qualcosa che non funziona
in questa storia, e nessuno sembra essere in grado di capire cosa. Ma
ha tutta l’aria di essere molto pericoloso.
Lei fece di sì con la testa, fissando lo sguardo sull’immagine
di Hamcheek che le sorrideva dallo schermo.
- E il mio avamposto, Ham? I miei uomini?
Hamcheek le rivolse idealmente un’occhiata sorniona.
- Mettiti in contatto con Ròxane Uno al più presto. Il
Primo Capocellula Catshiver aspetta la tua chiamata. Se ho capito bene,
mia cara Chat, avevano già deciso di trasferirti da Soracte,
e di assegnarti...sei pronta?...ta-da!...proprio a Petra.
Chatfoot non poté trattenere una smorfia di sorpresa, seguita
immediatamente da un sorrisetto di compiacimento.
- Petra? - ripeté. - Dici sul serio?
- Hm hm. Devono avere una gran stima di te, là in alto.
Lei corrugò un po’ la fronte e il sorriso sul suo volto
assunse una velata impronta di sfida.
- Spero di sbagliarmi, Ham, ma mi sembra di cogliere nel tono della
tua voce una sottile punta di ironia.
Hamcheek scrollò le spalle.
- Hai detto giusto, tesoro. Ti sbagli. Ti conosco troppo bene per osare
qualunque commento su una cosa così importante. Ci vediamo su
Petra, OK? Ora ti saluto, hai tante cose da fare.
[...]
Sulla grande nave diretta a Petra era tornata una parvenza di calma.
- Bene. - disse Chatfoot traendo un sospiro e avvicinandosi a Tim, scan-las
in pugno. - Facciamo due chiacchiere, piccolo bastardo. Alzati.
A stento, le mani legate, bendato, Tim obbedì e si mise in piedi,
barcollando. Sentì un braccio che lo sosteneva, mentre qualcuno
disattivava la blindmask e gli liberava gli occhi. Subito non
riuscì ad aprirli, la luce era troppo forte. Non aveva più
nemmeno paura, strano... Semplicemente, non comprendeva.
- Sicura, Chat? - Era la voce di Ashkid.
- Sì. Non importa che veda le nostre facce. Nella peggiore delle
ipotesi, il dottor Heyman saprà come renderci più affascinanti.
Tim sbatteva le palpebre, ancora vedeva solo contorni e la sua testa
roteava. Ashkid tenne puntata al suo braccio una siringa.
- Fai il bravo, OK? Altrimenti il dito mi scappa e ti faccio fare un
altro viaggetto.
Tim deglutì, mentre le linee del volto di Chatfoot, a pochi centimetri
dal suo, si facevano più chiare. La gola secca, bruciante. E
brividi profondi lungo la spina dorsale.
- OK, Tim Leecketar. - disse lei, senza inflessioni. - Sai chi siamo?
Passò un millennio, Tim sentì la punta arrotondata della
siringa premere contro il suo braccio, alla fine trovò uno spettro
di voce nel profondo del suo stomaco.
- ...Anti...koinè...
Chatfoot rise e con una mano gli strinse le guance, con forza, per fargli
male.
- Esatto, Tim, complimenti! Ma la prossima volta cerca di pronunciare
questo nome con un po’ più di convinzione, d’accordo?
Antikoinè è una parola che racchiude un grande
significato...
Sì, pensò Tim, chissà con quale forza. Antikoinè
è la negazione del concetto di comunità in senso globale...
Chatfoot non lasciò la presa e ora le sue unghie gli affondavano
nella pelle.
- Lo sai perché sei qui?
- No...
Lei accennò di sì, con una smorfia di finto stupore.
- Oh, non lo sai... Tu sei qui perché sei stato il primo. Perché
tu hai scatenato questo delirio universale risvegliando i ciechi
istinti filantropici della razza umana e proiettandola verso un futuro
di contaminazione con una razza che di umano non ha più nulla...
Verso una forma di vita e di civiltà ibrida, che cancellerà
per sempre la nostra reale identità fisica, storica, culturale...
Ti sembra poca cosa, Tim Leecketar? Forse non ci pensavi mentre ti scopavi
quel kaash, mentre dividevi con lui esperienze e informazioni
che non appartenevano a te solo, ma all’umanità intera...mentre
gli davi modo di organizzarsi per portare qui da noi il suo popolo,
con il nobile e magnanimo consenso del nostro Governo... Chissà
quante cose hai imparato sul loro conto, cose che nessuno sa ancora...cose
che senza il nostro intervento ora staresti spifferando alle autorità
del Dipartimento per la Difesa... Perché sei qui, Tim Leecketar?
Sei qui per riflettere, per pagare, per cambiare...ma soprattutto per
raccontare...
[...]
Dietro a Chatfoot entrarono tutti, Tim, Ashkid con lo scan-las
puntato, Eyescrape e Nitpet nel laboratorio medico della grande astronave.
Tim girò gli occhi intorno, inquieto: un paio di addetti stavano
trafficando su diversi strumenti e non tradirono alcuna impressione
nel vederli; c’erano due cuccette e alcune poltrone sovrastate
da stranissimi congegni che mettevano i brividi addosso al solo guardarli.
- Siediti. - gli intimò Chatfoot indicando con lo scan-las
la poltrona centrale.
Tim obbedì, muto, guardando di sfuggita i volti dei suoi carcerieri
mentre aspettavano in silenzio che Chatfoot decodificasse quello che
gli sembrò un sistema di sospensione per aggregati organici ed
estraesse qualcosa di indefinito da uno scomparto sigillato. Lei, Chatfoot,
aveva occhi sottili e scuri che brillavano di severa convinzione, e
capelli bruni, ricciuti, lunghi sulle spalle. Ashkid era piuttosto alto,
forte, gli zigomi marcati, un volto che avrebbe potuto essere bello
se la freddezza che lo dominava non ne avesse cancellato ogni ombra
di umana dolcezza. Eyescrape invece era biondiccio, forse venticinque
anni, il taglio corto, un sorriso un po’ perverso stampato sulle
labbra e gli occhi chiari, duri. Più lontano da loro, appoggiato
a un angolo, Nitpet seguiva gli eventi con lo sguardo vagamente preoccupato.
Poco più che un ragazzino, esile, pallido, aveva lunghi capelli
scuri raccolti dietro e i lineamenti fini, non ancora intaccati irreparabilmente
dalla brutale determinazione dei suoi compagni. Tim colse per un attimo
i suoi occhi che lo fissavano con aria vagamente sperduta...
Finché Chatfoot fu pronta e gli si avvicinò tenendo qualcosa
sul palmo della mano. Non permise che Tim vedesse subito.
- Due parole soltanto, come presentazione. Da poche ore, esattamente
da quando ho avuto la conferma di essere stata assegnata a Petra, io
sono salita al grado di Secondo Capocellula di Antikoinè.
Sopra di me adesso c’è soltanto il Primo Capocellula Catshiver.
Non dico questo per vantarmi, Tim Leecketar, ma soltanto perché
tu non rischi di fraintendere il potere decisionale su cui ora posso
contare. Antikoinè ha una struttura a piramide, sai,
Ròxane Uno in cima, Petra subito sotto e via via le altre cellule
in ordine di importanza. Soracte era la terza. Non ti stupire se ti
rivelo i nomi. Non sono nomi reali. Non potrai mai sospettare di quali
mondi io stia parlando, né immaginare la potenza della nostra
organizzazione. È stato facile diffondere l’Ideale
in tutti i Settori nell’universo conosciuto, sono molte e anche
molto importanti le persone che hanno compreso subito la reale entità
del processo di degenerazione in cui il nostro governo si sta e ci sta
gettando. Fortunatamente, questo processo ancora non ha avuto inizio,
se si esclude la tua personale esperienza. Bene, Tim Leecketar, ormai
ti sarà chiaro che vogliamo impedirlo. Ad ogni costo. E per colpire,
è fondamentale che noi riusciamo ad avere su questo popolo alieno
ogni informazione possibile prima delle autorità confederali.
Poteri, armamenti, abitudini di vita, idee, storia...tutto ciò
che lo riguardi anche da lontano. Cose che tu senz’altro conosci
meglio di chiunque altro. Vogliamo innanzi tutto ascoltarti, e dipenderà
esclusivamente da te se ciò avverrà con o senza il ricorso
alla forza. - Gli rivolse un sorriso carico di gelido cinismo. - Poi,
con il tempo e con il nostro aiuto, imparerai a riconoscere i veri
valori che ogni essere umano, come te, deve difendere
e diffondere. E finalmente sarai pronto per tornare. Allora sì,
allora potrai conferire con gli alti livelli del nostro governo. E la
tua testimonianza sarà il coronamento del progetto che Antikoinè
è nata per realizzare.
Gli mostrò ciò che teneva in mano.
- Questo è un micro-biochip temporaneo ad auto-dissolvimento
per il controllo neurale. Per tutto il tempo che sarà necessario
diventerà il tuo piccolo compagno di sogni. L’innesto è
assolutamente indolore, non aver paura. E non lo attiverò, se
mi dimostrerai la tua collaborazione.
Tim la guardò negli occhi, attraversato da un fremito di rabbia.
- Te lo puoi...scordare...
Chatfoot, tranquillamente, sistemò il chip all’interno
del congegno sospeso sopra la sua testa e gli sorrise sprezzante.
- OK. Nessun problema. Lo sai come funziona questo biochip? È
l’ultima scoperta nel campo della neuro-cibernetica applicata
e si può dire che noi ne abbiamo ottenuto l’esclusiva...abbiamo
amici importanti un po’ dappertutto, te l’ho detto... Il
principio d’azione è lo stesso di un’antica droga
che chiamavano pentotal, anche se non è così
devastante. Resterai perfettamente lucido, ma le barriere della tua
volontà cadranno via via più velocemente quanto più
dimostrerai resistenza. Poi, quando lo deciderò, potrò
ricostruire i tuoi ricordi secondo le nostre esigenze. - Lo prese per
i capelli, con forza. - Non so se hai capito. Che tu lo voglia o no,
Tim Leecketar, ci racconterai tutta la storia...e non tralascerai neanche
il più insignificante...o intimo...particolare.
[...]
L’operazione di innesto non durò più di un paio
di secondi e Tim non si accorse di nulla. Il suo cuore batteva e la
sua anima gridava, perché sentiva di non avere via di scampo.
Viaggiavano da ore, verso la misteriosa Petra in chissà quali
cieli, occultati, senza alcuna speranza di essere intercettati. Turbinavano
nella sua mente i banali terrori generati dalla consapevolezza d’essere
prigioniero... Dove mi stanno portando? Cosa vogliono farmi?
Mi uccideranno? Chatfoot gli aveva fatto capire che non avrebbe avuto
alcuna esitazione...
- Ash, fagli cinque milligrammi di tarval. Mi sembra agitato.
Ashkid eseguì l’ordine, Tim sentì l’immediato
effetto del farmaco e gli si annebbiò la vista. Le braccia gli
caddero intorpidite lungo i braccioli, la testa gli si fece incredibilmente
pesante e il sorriso arrogante di Chatfoot che lo osservava gli parve
deformato in un ghigno grottesco.
- Perché stai tremando, piccolo bastardo? - disse lei. - Ho detto
che dipende soltanto da te come si svolgeranno le cose...- Si rivolse
agli invisibili terminali. - Attivare la registrazione sotto i codici
personali di identificazione SCC CHTFT con accesso prioritario dietro
mia autorizzazione.
Si sedette al quadro comandi di fronte a Tim e ripose lo scan-las
nella fondina.
- Devo configurare il chip secondo le specifiche del tuo sistema neurale,
Tim Leecketar. Quindi ti farò alcune domande senza importanza.
Quando saremo su Petra affronteremo il nucleo della questione, per ora
non ti preoccupare. Rispondi e basta. Ricordati. Quanto maggiore sarà
la tua resistenza, tanto più invasiva sarà l’azione
del chip sul tuo cervello.
Tim tremolò.
No.
In un incosciente slancio si disperazione balzò via dalla poltrona
e si proiettò alla cieca verso un’improbabile uscita. Chatfoot
scattò in piedi.
- Fermalo, Nit!
Colto alla sprovvista Nit cercò di abbrancarlo, Tim si dimenò,
lo gettò a terra, gli sfuggì, correndo da una parte all’altra
del laboratorio. Chatfoot si lanciò su di lui e lo colpì
al volto facendolo cadere, poi afferrò Nit per il collo e lo
strattonò con violenza.
- Che cazzo fai? - gridò, rabbiosa. - Non sei neppure capace
di tener stretto un cagnetto drogato? - Con un violento spintone lo
mandò a sbattere contro una parete. Strinse le labbra, come se
da qualche parte nel corpo sentisse fitte terribili. - Torna ad occuparti
della rotta, imbecille... Lo sapevo...io non ne volevo bambini
in questa missione!
Eyescrape intanto aveva rialzato Tim senza troppa gentilezza, risistemandolo
sulla poltrona mentre Ashkid lo teneva sotto tiro. Tim ansimava. Aveva
gli occhi annebbiati dal pianto e gli usciva sangue dal naso. La guancia
gli faceva male. Chatfoot gli fu di fronte, gli prese un braccio, glielo
torse al punto che Tim temette si rompesse, costringendolo a gemere.
- Provaci un’altra volta, stronzo succhiacazzi, - disse lei tra
i denti - e vedi come ti riduco. Ash, altri cinque milligrammi...- Seguì
con lo sguardo Ashkid che obbediva, mentre continuava a bloccargli il
braccio. - Ti fa male, eh? Ragiona, Tim... Anche se fossi uscito da
qui, dove credevi di poter andare? - Finalmente lo lasciò e Tim
si tenne il gomito dolorante, incapace di articolare alcun suono. Chatfoot
lo fissò minacciosa. - Non abbiamo tempo per giocare, Tim Leecketar.
Trasse un sospiro per ritrovare la calma e si sedette nuovamente al
quadro comandi, gli occhi gelidi.
- Dimmi il tuo nome e i tuoi dati biografici.
Fu in quel momento che Tim comprese l’efficacia del chip che gli
era stato impiantato, perché sebbene con tutte le sue forze desiderasse
non rispondere ad alcuna domanda sentì la propria voce uscire
tranquillamente e parlare, lui cosciente, esponendo le informazioni
con lucida precisione.
- Mi chiamo Tim Leecketar e sono nato a Dover, sulla Terra, il sei settembre
2975, anno terrestre. Ora abito a Nea Lyssa, su Viridia...
Chatfoot sorrise senza scomporsi.
- Benissimo. Il nome e la professione dei tuoi genitori.
- Mio padre è Axton Leecketar, ha quarantun anni, è botanico...
Mia madre è Lia Shuvak Leecketar, trentasei anni, meteorologa...
- Hai fratelli o sorelle?
Tim tremò piano.
- No...sì...avevo una sorella più piccola, Azul...è
morta cinque anni fa...
Sul volto di Chatfoot non passò emozione.
- I tuoi titoli culturali?
- Ho...seguito la formazione standard...fino a diciotto anni, poi mi
sono iscritto al corso di laurea in...Letteratura Terrestre delle Origini...frequento
il primo anno...
Era difficile per lui capire come le parole potessero uscire tanto placidamente
dalla sua bocca, quando tutta la sua anima era impegnata nello sforzo
di impedirlo... Chatfoot sembrava soddisfatta.
- Tu sei un dickpick?
Tim fremette di rabbia al tono di disprezzo che colse nella sua voce.
- Sì.
- Hai mai avuto un compagno?
- Sì.
- Anche in questo momento?
- Sì.
- E chi è il tuo attuale compagno? Voglio il suo nome e i suoi
dati.
Tim sentì le lacrime premere al bordo dei suoi occhi.
- Lui...lui è Lathe Rutheford, è nato su Alwane, nel Settore
Sei, il 26 agosto del 2972...
Udì Ashkid e Eyescrape, in disparte, confabulare tra loro e ridacchiare.
Chatfoot non mostrò di averli sentiti.
- OK, da capo. Il tuo nome e i tuoi dati.
- Sono Tim...Tim Leecketar...
[...]
Tim comprese che erano giunti nei pressi dell’orbita di Petra
quando Ashkid gli risistemò sugli occhi la blindmask
e gli intimò di restare immobile nella sua cuccetta.
Subito, da terra, parlò una voce.
- ISA CFC in orbita, identificarsi.
Chatfoot inserì sulla frequenza i propri codici.
- ISA CFC Ananke, Chatfoot al comando. RPA modificato a seguito di AFC
su Soracte. Avete ricevuto le nuove direttive da Ròxane Uno?
Sullo schermo dell’Ananke apparve il volto di un uomo maturo dallo
sguardo intenso, che le sorrise compiaciuto.
- Felici che tu sia arrivata, Secondo Capocellula Chatfoot.
Tim colse attraverso il fluttuare delle vibrazioni la decelerazione
lunghissima dell’Ananke che procedeva alle manovre d’attracco
a una stazione orbitante (navi di quelle dimensioni non venivano mai
fatte atterrare) e seguì senza parlare i suoi guardiani che a
spintoni lo guidarono a bordo di uno scafo più piccolo. Dopo
un volo di un quarto d’ora furono a terra, Tim fu fatto scendere
velocemente e sospinto senza troppi complimenti dentro quella che immaginò
essere una turbo-capsula di collegamento sotterraneo, che partì
a velocità supersonica attraverso chissà quale dedalo
di condotti.
- Chatfoot a Settore Controllo, - disse lei durante il tragitto. - È
tutto pronto per accogliere degnamente il nostro ospite?
- Fino all’ultimo bullone, Chat. - La voce di Hamcheek la fece
sorridere. - Benarrivata su Petra, mia cara. Qual è il programma?
- Briefing al Centro Tattico tra un’ora, Ham. Il Primo Capocellula
Catshiver è già qui?
- Certo. Sono tutti qui. Ti aspettavamo con ansia.
- OK, a tra poco.
- Chat...
- Che vuoi, Hamcheek? Discuteremo tutto più tardi.
- Solo una piccola informazione...
- Cosa?
- Com’è il piccolo? Appetitoso?
- Fanculo! - Con un gesto di stizza Chatfoot disattivò il proprio
com-tel e Tim si sentì rabbrividire fin dentro il midollo.
- Questo è il tuo alloggio, Tim Leecketar, - disse Chatfoot
rimuovendogli la blindmask. - Superfluo che io ti dica che
qualunque tentativo di uscire da qui sarà inutile. Ash, spiegategli
come stanno le cose e poi raggiungetemi al Centro Tattico. - Avvicinò
minacciosa il volto al naso di Ashkid. - Vi do esattamente dieci minuti
di tempo, sono stata chiara?
E scomparve oltre la soglia. Ashkid prese Tim per un braccio e lo condusse
verso l’uscita.
- OK, Tim. La soglia è protetta da un campo di forza a scansione
bio-neurale. Significa che soltanto qualcuno di noi può disattivarlo.
Ogni angolo di questo alloggio è sotto controllo. - Lo trascinò
verso la parete di fronte. - Qui c’è il tuo replicatore,
mangia quando vuoi e quello che vuoi. Qui c’è la toilette,
come vedi, e qui... - sogghignò - ...il tuo letto.
Lo fecero sedere, Eyescrape trasse dalla cintura una siringa e gli si
mise accanto, prendendogli il volto con una mano.
- Non credo che Chat vorrà vederti fino a domani, - disse con
un sogghigno e avvicinò le labbra alla sua guancia. Tim si scostò
tremando. - Mmm...è difficile resistere alle tentazioni, Tim...
Il suo com-tel crepitò.
- Eye! - La voce di Chatfoot. - Ho detto dieci minuti!
Eyescrape sussultò e sorrise.
- OK, piccolo, ci vediamo dopo...- Premette la punta della siringa sulla
sua spalla. - Questo è criothel, Tim... Ti farà
riflettere su qualsiasi idea strana ti dovesse passare per la mente...
E se ne andarono, lasciandolo solo. Chiuse gli occhi, rannicchiandosi
sul letto mentre sentiva la droga fare effetto pian piano, mescolandogli
i pensieri alle emozioni. Tremava, incapace di muoversi, imprigionato
in un terrore dalle tinte mutevoli come le visioni che gli balenavano
davanti agli occhi. Lathe, pensava, e non aveva mai smesso di pensarlo,
dal momento del suo primo risveglio sull’Ananke. Lathe, sussurrò
a voce bassissima, e il solo suono gli diede una vaga impressione di
calore. Invisibili folletti dai lunghi nasi appuntiti sfiorarono le
sue labbra con grotteschi risolini e sotto di lui il letto era un enorme
stomaco pulsante, scivoloso, freddo. Lathe... Dentro la sua testa un
formicolio di suoni, le braccia e le gambe avevano perduto la loro consistenza
naturale e si stavano tramutando in una sorta di appendici fluttuanti
la cui sensibilità si faceva via via più incontrollabile,
tanto che quando finalmente tentò di scendere dal letto e mettersi
in piedi rischiò di rovinare al suolo sotto il peso di tutto
il suo corpo.
Barcollando, sbattendo le palpebre per farsi luce tra i fantasmi di
mondi che gli turbinavano attorno, raggiunse la parete che aveva di
fronte e vi cadde contro, pesantemente, piegando le ginocchia. Ne tastò
ogni millimetro, la scoprì perfettamente liscia, finché
arrivò nei pressi della soglia. Sostò qualche istante,
scrollando la testa per interrompere il vortice, allungò la mano,
non arrivò neppure a sfiorare l’uscita. Un grido. Il campo
di protezione lo sbalzò indietro di un paio di metri, la scarica
potentissima lo stordì al punto che restò immobile a terra
per una buona mezz’ora. Quando il suo respiro si fece un po’
meno affannoso e la pungente sensazione di dolore attraverso ogni suo
muscolo cominciò ad allentarsi, cercò di alzarsi e di
raggiungere il letto. Di nuovo si rannicchiò, facendosi più
piccolo che poteva. E pianse, in silenzio, da solo. Disperatamente.
Sera, probabilmente, se anche su Petra calava la sera.
Aveva dormito a lungo, un sonno agitato da incubi terribili, ma in quel
modo era riuscito a smaltire in parte gli effetti della droga. Si sollevò
seduto, con uno sforzo immane, la testa gli pulsava paurosamente e sembrava
sul punto di esplodere. Voglio andare via, pensò, disperato.
Voglio andare via... Ok, piccolo, ci vediamo dopo... Si scosse,
si guardò intorno, non c’era nessuno. Si tastò la
guancia, ancora gli doleva, sentì il gonfiore, si accorse di
avere un labbro ferito. Aveva sete. Ok, piccolo, ci vediamo dopo...
Le parole di Eyescrape ronzavano nella sua testa come migliaia di calabroni.
Dopo... Come faccio a scappare?, pensò. Ok, piccolo, ci vediamo
dopo...
- Lathe...- balbettò, titubante, rivolto ovunque nella stanza.
Nessuno rispose.
Si rimise giù, tremolando, e chiuse gli occhi.
Non venne nessuno.
La mattina arrivò senza che la sua anima se ne accorgesse.
Prima di aprire gli occhi si girò da una parte, torpido, immemore,
abbracciò il cuscino...
- Lathe...
Poi sollevò le palpebre. Agghiacciato. Qualcuno venne a prenderlo.
Reso di nuovo cieco per tutto il tragitto, si lasciò condurre
docile da Ashkid in una grande sala, dove sedute attorno a un lunghissimo
tavolo una quarantina di persone parevano aspettarlo. Sembravano tutti
quanti molto tesi. Chatfoot stava al centro, al suo fianco un uomo alto
e distinto, sui cinquant’anni, impassibile.
- Eccolo qui, - disse soddisfatta rivolta all’uomo. - PCC Catshiver,
ti presento Tim Leecketar. Ho già proceduto all’innesto
del chip che abbiamo avuto in esclusiva dal Controllore Dustshame. È
dotato di potenzialità incredibili. Prevede un’opzione
di interconnessione ai nostri sistemi di simulazione, e ciò significa
che mentre ascolteremo potremo vedere con i nostri occhi una sorta di
ricostruzione olografica dell’intera storia. L’ho configurato
sulla mia impronta vocale, ma se vuoi essere tu a interrogarlo possiamo
riconfigurarlo in pochi minuti.
- Oh, non è necessario, mia cara, - rispose l’uomo alzando
un braccio. - Sarebbe un’inutile perdita di tempo. E credo anzi
che tu sia la persona più adatta a coordinare tutta la procedura.
Chatfoot accennò di sì con la testa, severa.
- Allora, quando desideri, possiamo cominciare.
L’uomo fece qualche passo verso Tim, avvicinandosi per scrutarlo
da vicino. Begli occhi, pensò Tim dal suo cimitero emozionale.
Profondi, seri. Forse un tempo occhi buoni.
- È un ragazzino...- commentò il PCC Catshiver e notò
subito il gonfiore sul suo labbro. - Chat, Chat... Anch’io sono
di Ishtar, come te, ma in anni di permanenza su altri mondi ho imparato
a frenare gli istinti, quando non è proprio necessario che esplodano...-
Trasse di tasca una crio-pen e in pochi secondi gli cicatrizzò
la ferita. - Non voglio che ci consideri degli animali...
Tim se ne stava immobile, senza pensare. Di sfuggita, mentre girava
gli occhi dall’altra parte, Nitpet gli cadde sulle pupille, in
ombra, lontano. Non si fermò.
- Procedi pure, Chatfoot, - disse Catshiver accomodandosi al suo posto
intorno al tavolo. - E cerca di non essere troppo spietata, se puoi.
Lei si mosse adagio, a piccoli passi, per andare di fronte a Tim che
aspettava senza tremare più e iniettare qualcosa nel suo braccio.
Rimase un po’ perplessa quando non lo vide reagire.
- È il solito tarval, - spiegò piegandosi sul
suo volto. - Conosci già il suo effetto...
Tim la guardava senza scuotersi.
- Non mi importa, Tim, - continuò lei, con sarcastica gentilezza,
mentre gli accomodava sugli occhi una sottilissima maschera. - Ti senti
senza scampo, hai paura, preghi qualche dio inesistente perché
mandi qualcuno - il tuo Lathe, forse? - in tuo aiuto? Fallo pure, prega,
piangi fin che vuoi, a me non importa. L’unica cosa che mi importa
è che ogni volta che ti porteranno qui in questa stanza tu sia
tutto intero e nel pieno possesso delle tue facoltà mentali.
- Gli strinse una spalla. - Sei tutto intero? Mi sembra di sì...
Fammi sentire la tua voce, adesso. Voglio tutta la storia, non fa niente
se occorreranno giorni. Dall’inizio.
[...]
- È così che avete aggirato i codici SMG dello Stato Maggiore
Federale, allora, - commentò Chatfoot con un sorrisetto sarcastico.
- Incredibile...come un gioco da bambini... E nessuno se n’è
accorto? Non ne avete parlato con nessuno?
Tim faticava ormai a tenere la testa diritta. Probabilmente non si era
reso conto che erano passate molte ore.
- No, con nessuno... Nessuno ha mai scoperto niente... Era me che Avel
cercava...anche se non lo sapeva ancora...
- Bene, Chat, per oggi credo che basti, - intervenne il PCC Catshiver
alzandosi dal tavolo. - Abbiamo parecchie altre cose da pianificare
al più presto, dopo l’AFC su Soracte. Non dovrà
accadere di nuovo.
OK, piccolo, ci vediamo dopo...
- Ciao, Tim.
Sussultò, non aveva sentito la soglia schiudersi, vide Ashkid
entrare solo, arma in pugno, richiudere e riattivare il campo di forza,
poi avvicinarsi a passi calibrati con un sorriso strano in volto e andare
a sedersi su una poltroncina che stava di fronte al letto.
- È stato molto eccitante ascoltarti, - continuò Ashkid
senza abbassare lo scan-las. - Perché mi guardi in quel
modo? Credevi che non sarei venuto più a trovarti? Oh... - Rise.
- Anzi, tra poco Eye mi raggiunge... Non potevamo lasciarti qui tutto
solo per un’altra notte...
Tim non parlava. Seguiva tremante ogni suo più piccolo movimento
e si guardava intorno atterrito, chiedendosi dove avrebbe potuto fuggire
quando Ashkid si sarebbe alzato per andare verso di lui.
- Ricordi cosa ha detto Chatfoot? - La voce di Ashkid era sarcastica.
- “Divertitevi pure. Basta che io non mi trovi nel vostro raggio
visivo”. - Accentuando le mosse si voltò da una parte,
sporgendosi, poi dall’altra. - Tu la vedi in giro, Tim?... Io
no.
Tim socchiuse gli occhi, il cuore gli batteva nelle tempie.
- Lathe, vero? - continuò Ashkid. - È così che
si chiama il tuo innamorato... È lui che abbiamo visto insieme
a te nel letto, quella sera... È a lui che hai giurato l’eternità...-
Scosse la testa, sospirando. Evidentemente si divertiva inscenando quella
stupida commedia. - Tim, Tim...anche al kaash di nome Avel
avevi giurato l’eternità? Quante eternità ci sono?
Smettila, pensava Tim. Vattene da qui, ti prego...
- Non lo sai che l’eternità non esiste? Non conviene promettere
qualcosa che poi non si può mantenere, Tim...dopo si sta peggio...
Lo sguardo di Ashkid stava cambiando. Ora passava lentamente dal suo
volto alle sue spalle, al suo corpo, alle sue gambe, di nuovo al suo
volto...facendosi sempre più fosco...
- Coraggio, Tim...voglio guardarti mentre ti spogli...
Tim rabbrividì di impotenza, gli occhi gli si riempirono di lacrime,
chinò la testa e desiderò morire, perché in un
lampo aveva visto tutto ciò che stava per accadergli.
- No...
Ashkid rise sommessamente, adagio alzò il braccio e puntò
lo scan-las dritto alla sua testa.
- No?... guardati intorno, Tim! Non mi pare che tu sia nella posizione
ideale per dire di no a qualcosa!
Singhiozzando Tim balzò dal letto e si gettò contro una
parete, Ashkid gli fu addosso, lo prese per i capelli, lo colpì
al volto, lo trascinò al letto e ve lo inchiodò sopra,
l’arma premuta sotto la sua gola e nell’altra mano una siringa.
Furioso.
- Ti sparo un’altra dose di criothel, ti va l’idea?
Hm? - Gli prese il volto e glielo fece alzare. - Io avrò quello
che voglio, tutte le volte che voglio, e lo sai. Sta a te decidere quanto
dolore sei disposto a sopportare per darmelo.
Tim rimase immobile, ansimando. Non riuscì più a pensare.
Ashkid lasciò la presa e ritornò alla sua poltroncina.
- Avanti, da bravo. Spogliati.
Consumato.
Morto, dentro. Bruciato, svuotato, finito. Solo il respiro lo teneva
al mondo, e le lacrime, che non riusciva più a fermare. Rattrappito
sul letto in una posizione inverosimile, nudo, dolorante, cercava di
non crederci. Ma in bocca era fortissimo il sapore disgustoso lasciato
dai suoi carnefici e sulla pelle si era attaccato il loro odore e tra
le gambe il bruciore misto al suo stesso sangue lo trapassava.
Lampi di ciò che era accaduto...di ciò che aveva fatto...gli
balenavano davanti, lacerandogli l’anima. Subito s’era spogliato,
piangendo, adagio...e aveva visto Ashkid abbassarsi la chiusura dei
calzoni e toccarsi tra le gambe... L’unico suono che riusciva
a sentire era il proprio respiro, affannato, angosciato... Era rimasto
seduto sul letto, nudo, a testa china, senza far niente...e Ashkid gli
aveva detto toccati...Toccati, avanti...hai davvero un bel corpo...
Con quella voce sporca di chi non crede esistano universi di cristallo
e latte oltre la cruda pianura del sesso senza ragioni... E lui, scosso
dal pianto, tenuto sotto tiro, si era toccato... Tira su quel faccino,
aveva detto Ashkid eccitato, apri di più le gambe...voglio
vederti... Per oggi giochiamo così, senza nessun trucco...
Poi di nuovo, sulla sua disperazione, il crepitio tremendo del campo
di forza che si abbassava...qualcun altro era entrato... Eyescrape,
il suo compagno...e Ashkid si era alzato... Guarda qui, Tim...tutti
quelli che ho conosciuto...mi hanno detto che ho un gran bel cazzo...
Tim aveva piegato la testa, senza scampo, Eyescrape lo aveva colpito...in
faccia, ancora... Un ronzio sordo gli riempiva le orecchie... Ora...mettiti
in ginocchio...aveva farfugliato Ashkid tra i denti, mentre stando
in piedi di fronte a lui continuava a masturbarsi...fai vedere al
mio fratellino il tuo bel culetto... Eyescrape gli toccava i fianchi
e la schiena con mani di serpente, e mentre lo toccava ansimava... Con
lui lo facevi...diceva...con quel kaash schifoso...e ti piaceva...
Ashkid gli aveva preso la testa...e la teneva stretta con forza, all’altezza
dell’inguine, e con il glande gli accarezzava la guancia... Lento,
mugolando, mentre Tim serrava i denti in bocca come se lo toccasse con
una torcia accesa... Eyescrape sogghignava dietro di lui, con una mano
gli aveva bloccato la spalla... Non ti voltare, Tim, è una
sorpresa...aveva detto...questo ti farà sognare...
Il boato silenzioso della droga sconosciuta lo aveva fatto rabbrividire,
cancellando le cose... Ashkid aveva costretto la sua bocca su di sé
con un gemito, colmandola di fango, Lo so che ti piace, Tim, balbettava,
lo so che sei bravo...e Eyescrape senza aspettare si era piantato
dentro di lui, spezzandolo, facendogli morire il grido in gola... Subito
dopo Tim si era perduto nella nebbia, e non aveva più sentito
il tempo...né quanto era durato, né quante volte...infinite...lo
avevano ferito, né come, o chi, o con che cosa... Solo
una lacerante, lurida, interminabile sensazione di dolore cosmico...
Interrotto un istante, alla fine, dallo spruzzo stremato e istintivo
in cui senza che lui sentisse lo avevano costretto a estinguersi...
Un violento conato lo travolse, si alzò dal letto, il pavimento
mancò sotto i suoi piedi, cadde, si trascinò verso il
bagno, si aggrappò al lavello e vomitò, piangendo, vomitò
anche il cuore, doccia, riuscì a pronunciare, e strisciando
raggiunse il getto d’acqua. Bollente. Restò immobile sotto
l’acqua che cadeva, seduto a terra, lasciandosi bagnare e riscaldare.
Sporco, pensava...sono tutto sporco... Si tastò i polsi, si accorse
che erano lividi, come fossero stati stretti in una morsa per lunghissimo
tempo, con incredibile forza... Ma non ricordava bene... Sotto le cosce
scoprì un profondo segno arrossato, bruciava, bruciava... Cosa
mi hanno fatto?, pensava, e piangeva... Rovesciò la testa indietro,
a bocca aperta, inghiottì l’acqua calda, la trattenne,
la sputò fuori, ne inghiottì ancora, ancora la sputò...e
prese a sfregarsi il collo e le spalle e le braccia e le gambe, in lacrime,
vide scivolar via da sotto il sangue, si sfregò ancora, avanti
e indietro, frenetico, rabbioso, e ancora, non viene via, pensava disperato,
non viene via...
Il resto della notte passò senza altre sorprese.
Senza tradire alcuna emozione il Primo Capocellula Catshiver lo osservò
entrare scortato dai suoi assassini. Tim era vuoto, guardava e non vedeva,
traslucido, come se camminasse in sogno. Continuava a sbattere le palpebre,
incapace di ritrovare dentro di sé un tempo e un luogo qualsiasi.
Chatfoot sorrise. Tim capitò negli occhi di lei, un istante,
andò oltre, senza fermarsi. Aveva visto, ma non riusciva a trasformarlo
in sensazione, nello sguardo di Chatfoot la consapevolezza immediata
e inesorabile... Lo sai, vero?, aveva pensato, da fuori. Lo sai... E lo sai come
si muore, dopo? Ma Chatfoot finse di non aver colto il nuovo colore
della sua disperazione e non fece che indicargli la sua sedia, di fronte
a loro.
Di nuovo, con aria insofferente, Catshiver esaminò le ferite
sul suo viso e lo medicò, rinunciando a qualsiasi commento. Non
voglio che ci consideri degli animali... Tim fissò lo sguardo
assente sul suo volto. Non disse nulla. Puoi farlo anche con la ferita
che mi sanguina dentro?, domandò senza parlare. No, vero?...
Non puoi farmi più niente...più niente...
- Sembri diverso, oggi, Tim Leecketar, - osservò Chatfoot finalmente,
un sorriso gelido. - È successo qualcosa, stanotte? È
quello che immagino?
Tim strinse gli occhi e non rispose. Animali?...