Frammenti
SOGNI

Dal più lungo romanzo sci-fi che io abbia mai scritto.

AZUL

L’aria della Terra era tiepida e carica di profumi.
Lungo il sentiero che si perdeva tra i prati, il corteo seguiva la piccola bara verso la collina.
Quando muore un bambino, tutto l’universo si ferma a guardare, interdetto, e le stelle dall’alto sussurrano il suo nome come piccole madri.
Steso sull’erba, Tim vide passare la morte e non si mosse, stupito dal suo innaturale silenzio. Accanto a lui, che aveva deciso di osservare da lontano, una presenza piccola, ma chiara e vivace come una creatura dei boschi. Stupefatto, perché fino a poco prima non l’aveva avvertita, si volse a guardarla e scoprì che era Azul...la sua sorellina...
“Io dormo nella Valle d’Occidente, ma sono una bimba.”
Senza parole indugiò sul suo volto, incredulo, aggrottò le sopracciglia, la vide sorridere. Eppure sei tu, Azul, pensò...sei tu dentro quella bara...è stato tanto tempo fa...perché adesso vieni qui? Come fai ad essere anche qui? Azul sorrideva, e nei suoi grandi occhi neri spuntarono due lacrime. Tim allungò la mano e le toccò i capelli. Non l’aveva mai fatto quando era ancora viva... Non si era mai accorto di quanto fosse piccola, indifesa, impaurita... Volse lo sguardo verso il corteo che lentamente si allontanava, strinse gli occhi nel sole, tenne stretta la sua mano. È primavera, pensò...e tu hai già toccato la morte, senza aver fatto alcun male, prima di vedere il mondo...senza aver conosciuto l’amore...sei tu dentro quella bara...e sei sola...chissà che freddo devi avere...

Era un tempo nuovo, diverso, strano...un tempo mai trascorso, in cui accaddero cose mai accadute... Azul pareva assorta in mille pensieri, seduta a gambe incrociate sulla spiaggia, guardando il mare. Nel tremolio rossastro del tramonto si lasciava portare, cullata dal suono delle onde e inebriata dal profumo acre della salsedine. Il mare la lasciava senza fiato.
Quando Tim la raggiunse, Azul sembrò riemergere da un abisso variopinto e dispiacersi un po’ per essere stata distolta da un rito incantato che lei sola conosceva. Tim le sedette accanto, senza guardarla. Non s’era mai fermato, nella vita vera, a parlare con Azul sulla riva del mare.
- Sei qui...
Occhi d’ebano lo ricoprirono di foglie primaverili.
- Qui è come se toccassi l’essenza del mondo...- Azul parlò con voce incredibilmente profonda, come un bambino così piccolo può fare solo in sogno, o dopo morto. -...Posso dimenticare ogni cosa e cercarmi dentro, guardando il mare...
Tim non rispose, per non rompere l’incanto.
- Tim...c’è qualcosa che vuoi dirmi, vero?... Ora puoi farlo, io ti capirò...
La cresta candida delle onde lambiva i loro piedi e svaniva in un istante sotto la coltre di sabbia. Tim guardò il sole che accarezzava il confine del mare.
- Non sono capace...è così grande che non può stare dentro le parole...
Azul, con la sua minuscola mano, gli toccò i capelli.
- Lo sai?... Quando non ci sono parole per dire un amore...significa che oltrepasserà gli universi e resterà immobile, pieno soltanto di se stesso oltre la vita e oltre la morte...come in un sogno che non finisce mai...
- È morto...- mormorò Tim. - È così lontano adesso...era nella mia anima, e mi faceva vivere...
Azul assorbì il suo dolore.
- Anch’io sono morta...ho cercato tanto la strada per raggiungerti, ma tu sfuggivi... Per te non è mai stato vero, non sapevi dare una forma all’idea della morte...
- Anche adesso non so, - disse Tim in un soffio. - Che posto è questo?
Azul gli sorrise.
- È il luogo che ho dato alla mia morte. È da qualche parte nel cielo, non so dove, ma qui sto bene. Se un giorno sarò stanca, lo cambierò...
Tim non rispose. Gli occhi di Azul erano rimasti nei suoi.
- Dimmi il suo nome...
-...Avel...
Azul annuì, serenamente.
- Ha un nome bellissimo... Un nome che ha il colore dell’alba...
Socchiuse gli occhi verso il sole che stava per scomparire all’orizzonte.
- Tim...perché non mi hai mai raccontato una favola?...

- Fino ad ora non sapevo che cos’è la morte...ma adesso capisco perché da quel giorno negli occhi di mia madre è rimasta una nebbia che non si può oltrepassare... Azul è tornata nei miei sogni...ho sognato il suo funerale...ma non era come nella realtà...nella realtà non la portarono su una collina...